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TOUT ME RAMÈNE À VOUS

I bambini mauritani sono artisti: creano piccoli animali utilizzando la gomma con cui sono fatte le scarpe infradito. Creatività, fantasia, spontaneità, dedizione, spirito di osservazione…parole che io userei per definire il loro estro ed ingegno, ma che loro non conoscono e di cui non hanno bisogno. Basta semplicemente essere, esistere, lasciarsi andare, ascoltare l’istinto per dare vita ad animaletti estremamente espressivi che con spensieratezza brucano le sparute erbette nella brousse, attraversano senza esitazione profonde dune di sabbia, scrutano il cielo per orientarsi, sono all’erta al primo rumore, si imbizzarriscono capricciosi quando un uomo vuole montarli e sono pronti a spiccare un salto se spaventati.

Sono convinta di avere visto il primo animale di gomma mentre mi recavo verso El Beyyed. Una tijjara mi stava presentando la sua mercanzia ma i miei occhi seguivano i gesti di un bambino: delle piccole mani che frugano in una taschina alla ricerca del suo gioco, dei piedi che si spingono lontano dalla kheima speranzosi di trovare ancora qualche animaletto nascosto ben bene tra i rametti spinosi di un cespuglio insabbiato. Quanta meraviglia ho provato in quell’attimo e quanto stupore ogni volta è rinnovato dinnanzi a questi capolavori. Ne ho acquistati molti, ma ancor più mi sono stati regalati da bambini che apprezzavano la mia ammirazione verso i loro compagni di gioco e me li porgevano con fierezza mostrando con cura ogni singolo tocco che contraddistingueva la mano dell’artista. Li ho portati con me in Italia di rientro da ogni viaggio, alcuni sono appesi sopra il mio letto, ma la maggior parte riposti in piccoli cestini nel mio salotto. Ogni tanto faccio loro visita e li osservo. Ed ogni volta mi ritrovo in Mauritania e prendono magicamente forma pensieri e visioni popolate da bimbi che a piedi scalzi corrono verso di me, mi raggiungono con il fiatone e mi presentano l’animaletto più bello, quello che hanno ritrovato dopo averlo creduto perso a lungo, quello che hanno sottratto all’invidia del fratellino, quello che hanno fatto apposta per me, quello che manca ancora qualche dettaglio ma mi volevano mostrare ugualmente.

Hammadi, Chemad, Lebchire, Mohamed, Maania, Laulad e molti altri, a che età avranno cominciato a creare? Immagino abbiano appreso da piccoli osservando il fratello maggiore mentre cercava accuratamente i materiali giusti: tessuti, pelli, cordini, legnetti, pezzettini di plastica, di tolla e gomma. Gomma verde, bianca, azzurra, gialla, rossa, nera, rosa, marrone. Gomma incisa di nascosto da scarpe nuove o più spesso intagliata da suole seccate dal calore del sole. Un piccolo coltellino o un pezzetto di lametta, delle ginocchia poggiate sulla sabbia, una schiena ricurva, un paio di mani attente e precise che tagliano ed uno sguardo che ogni tanto si alza per essere certo che nessuno stia avvicinandosi mentre si sfrega gli occhi colpiti dai granelli di sabbia trasportati con forza da un vento che non dà tregua. Prendono vita dromedari, caprette, leprotti, cani, gatti, giraffe, Alcuni sono proprio piccini (meno di un centimetro), altri invece raggiungono i quindici cm. Intagli più o meno marcati, tratti disegnati a penna o improvvisati con la sapienza di una mano decisa, hanno dato forma ad orecchie tonde o lunghe ed appuntite, corpi esili o robusti, corna arrotolate e possenti, mammelle stilizzate, code di tutte le misure, grandi gobbe sul dorso di dromedari e profonde incisioni nella parte anteriore del loro corpo (perché ogni bestia raggiunto qualche mese di vita viene marchiata con un simbolo che rappresenta la tribù di appartenenza). I giovani artisti conoscono bene gli animali, l’importanza del loro ruolo nella struttura sociale del villaggio e trascorrendo l’intera giornata con gli animali nulla sfugge al loro spirito di osservazione. Vengono riprodotti i lacci che legano le caviglie del dromedario per contenere l’allontanamento eccessivo dalla kheima, l’anello al naso che serve per fissare la briglia, i bagagli che spesso sono costretti trasportare poggiati su preziosi selle in pelle decorate con disegni e su cui sono poggiati tessuti azzurri, arancio, rosso.  

Le opere di questi bimbi mi ricordano che il viaggio che sto percorrendo segue le tracce leggere lasciate dai loro animaletti in uno spazio infinito dove il tempo non esiste.  E la loro vocina mi sussurra che bisogna credere nei sogni a qualsiasi età.