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KHEIMA - INTERNI

'Torniamo quindi sulla pista e in mezzo ad una distesa sabbiosa appaiono le prime tende di nomadi. La meraviglia esplode in me. Sono comparse d'improvviso, dal nulla. Ci avviciniamo con il fuoristrada, saluto con la mano dal finestrino mentre da una kheima esce una donna, ci fermiamo vicino al fuoco usato per la cottura del cibo, tracce di legno bruciato e qualche contenitore brunito. Scendo dal Land Rover e mentre continuo a salutare mi avvicino cautamente a piccoli passi e avvisto anche tre bimbi e due uomini. Capisco subito che non riusciremo a comunicare. La tenda è costruita con un ampio rettangolo formato da svariati strati di tessuto di cotone, al centro infisso nella sabbia vi è un palo di sostegno e tanti picchetti sono posizionati lungo il perimetro; la copertura è ben tesa grazie a delle corde. Cosa c'è nella tenda, vi starete chiedendo: un pavimento sabbioso coperto da stuoie su cui sono appoggiati un bollitore, un braciere adagiato su di un piatto rotondo e smaltato di bianco riempito di sabbia, alcuni barattoli in alluminio contenenti generalmente zucchero e sale, una scatola di ferro con qualche indumento, una confezione di tè verde, coperte impilate vicino a qualche cuscino e l'amshakab. Si tratta di una struttura in legno, sempre presente all'interno delle tende, sulla quale si appoggiano stuoie, tappeti e altri oggetti domestici. Il termine letteralmente significa "colui che pena", perché sostiene sempre un peso notevole. In occasione dei lunghi spostamenti per il trasferimento del campo, le cosiddette méharées, viene issato sul dorso del dromedario e agevola il trasporto delle donne e dei loro beni (coperte, cuscini, stoviglie, barattoli...). Una tenda primitiva e questi pochi oggetti sono tutto quello che questi uomini posseggono, oltre le loro bestie. Mi viene subito offerto lo zrig (in lingua hassaniyya indica del latte indica del latte cagliato diluito con acqua e saporito a cui raramente viene aggiunto lo zucchero) e poi del tè.' Hajjala una voce dalla Mauritania

Nel 2006 il mio primo incontro con una tenda mauritana. Ne sono seguiti innumerevoli ed ogni volta la mia emozione è stata la stessa. Scoprire i semplici oggetti che la vivono è estremamente affascinante e stimola la mia curiosità e voglia di apprendere. Man mano che l'occhio si muove al suo interno si rivela un universo di elementi spartani che costituiscono la quotidianità del nomade: i giochi dei bimbi, coperte per la notte, cuscini su cui accomodarsi mentre si beve il tè, un gattino legato al palo centrale da cui non prova neppure a svincolarsi, qualche raro incenso da accendere all'arrivo dell'ospite, perline in sasso e punte di freccia raccolte durante le giornate di pascolo con le capre o i viaggi al fianco di un dromedario, il Corano appeso al palo che sostiene la kheima, la ghirba in pelle di capra che viene chiamata Choukwa e che funge da contenitore per il latte, la pietra per le abluzioni denominata Ma'radh, una tavoletta in legno recante i versi del Corano, una macina per sminuzzare il grano e molto altro ancora.